Pedagogia di genere nei paesi di lingua tedesca - Education for Equality - Going beyond gender stereotypes

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La pedagogia di genere nei paesi di lingua tedesca:
origini e principali orientamenti
La pedagogia di genere nei paesi di lingua tedesca: origini e principali orientamenti.

Sin dagli anni Settanta in Germania, Austria e Svizzera, attivisti queer, sostenuti dagli uomini, femministe e pedagogisti hanno elaborato approcci per una pedagogia di genere. Tramite la lettura degli stessi libri, gli incontri a conferenze e seminari, il lavoro collettivo e gli intensi dibattiti, hanno contribuito, e contribuiscono tutt’ora, alla nascita di idee e concezioni condivise alla base della pedagogia di genere.
I metodi sperimentati sin dai primi anni nella pedagogia di genere si basano essenzialmente sullo studio dell’impatto che le relazioni ormai mutate tra i sessi, gli stereotipi, l’uguaglianza dei diritti, le pari opportunità e la lotta contro discriminazioni, sfruttamenti e abusi hanno avuto sulla società. La pedagogia di genere nei paesi di lingua tedesca si occupa di genere, di orientamento sessuale e delle relative relazioni trans e intersessuali; si occupa inoltre della discriminazione intersezionale nei rapporti tra sessi, unita alla discriminazione fondata su basi razziste, di classe e dovuta all’aspetto fisico; si occupa infine della convivenza in comunità, famiglie, scuole, centri giovanili ecc, dal carattere misto.
A partire dal 19° secolo due prospettive dominanti hanno determinato il modo di concepire le relazioni di genere:
  1. Il genere – maschile e femminile – è il prodotto della socializzazione e dell’educazione attraverso processi di significazione e produzione di senso.
  2. Maschi e femmine sono diversi (agli antipodi o complementari), sia dal punto di vista biologico che spirituale.
Parallelamente a queste due prospettive dominanti, nella pedagogia di genere si sviluppano approcci differenti – come per esempio nell’ambito del Männerarbeit/Jungenarbeit (lavoro maschile e dei giovani uomini): tali approcci mitopoetici (che partono dal presupposto di una virilità sostanziale) sono in contrasto con il lavoro critico di uomini e giovani uomini (che partono dal presupposto secondo cui la virilità sarebbe il prodotto della socializzazione e dell’attribuzione di significato).
Di seguito mi riferirò principalmente alla pedagogia di genere critica, che conseguentemente include la pedagogia queer e prospettive intersezionali:

Mädchenarbeit (Girl’s Work)
La prima creazione di una pedagogia di genere nei paesi di lingua tedesca fu la cosiddetta Mädchenarbeit ( Il lavoro femminile*). Le pedagogiste del movimento femminista e le operatrici per l’infanzia negli anni ’70, allestirono spazi omogeni dal punto di vista del genere all’interno di un ambiente apertamente misogino. Parità legale e protezione legale non venivano affatto applicate, per non parlare delle consuete pratiche delle relazioni tra sessi. Le attiviste femministe rafforzarono le ragazze, le incoraggiarono ad esplorare loro stesse, a costruire relazioni solidali con le ragazze e le donne e a scambiarsi i propri pensieri; le incoraggiarono a non scegliere percorsi formativi e professioni stereotipati con i relativi stili di vita e comportamenti. Durante gli ultimi decenni il Mädchenarbeit si è modificato e ha contribuito alla trasformazione di   sviluppi sociali, politici ed economici. Gli spazi e le risorse femminili faticosamente ottenuti spesso necessitavano di essere difesi. Sono stati effettuati dei tagli finanziari, giustificati dal presunto raggiungimento delle pari opportunità uomo-donna, che quindi vedeva gli spazi femminili come non più necessari.
Ma la disuguaglianza, mai accentuata come in questo periodo, la violenza e gli abusi contro le donne (dettati fondamentalmente dal fatto stesso di essere donne) mostrano come sfortunatamente non siamo ancora del tutto in grado di sospendere il Mädchenarbeit.
Inoltre questo tipo di iniziativa ha dovuto relazionarsi con nuove sfide, come l’imperativo di perfezione fisica fatto proprio dalle ragazze (parola chiave: supermodels), la divisione del lavoro sulla base del genere operata a livello mondiale, la coesistenza di persone con diverse e anche contrastanti mentalità e culture.

Jungenarbeit (Boy’s Work)
Negli anni ’80 un “Jungenarbeit di stampo antisessista” (= Boy’s Work) è stato elaborato dopo che le femministe chiesero ai pedagogisti maschi di realizzare una educazione per ragazzi non sessista, inspirata al Mädchenarbeit, in un ambiente socialmente omogeneo, con educatori e assistenti sociali di sesso maschile.
Lo spazio di genere omogeneo è stato considerato come una premessa sia del Girl’s Work che del Boy’s Work. In questi ambienti le donne dovevano lavorare solo con le ragazze e gli uomini solo con i ragazzi. Durante gli anni ’90 i lavoratori giovanili misero a punto una più autonoma concezione del Jungenarbeit, basata di volta in volta sui casi concreti. Concentrarono le loro attenzioni sul tentativo di spronare i ragazzi a sviluppare la capacità di vivere felici e di mettere in mostra le loro potenzialità (anche emotive). Per questo sostituirono l’aggettivo “antisessista” con “emancipatorio”, lavoro giovanile “volto a scoprire l’identità” o “riflessivo”.
Lo Jungenarbeit presuppone che i ragazzi debbano essere incoraggiati a esprimere tutto il loro potenziale umano – senza essere vincolati alle aspettative e alle prescrizioni circa l’essere maschi in contrasto con il modo di essere femminile. Mostra come la stereotipizzazione maschile privi i giovani di aspetti fondamentali della loro umana completezza. Tali limitatezze sono presumibilmente connesse con la tendenza all’abuso di sostanze, certi disturbi emotivi e disordini mentali, tassi più alti di suicidi, comportamenti a rischio, comportamenti aggressivi e violenti, un range di malattie. Gli esperti Jungenarbeit si occupano anche dei processi discriminanti|privilegianti riguardanti la virilità egemonica e marginalizzata.

Co-educazione riflessiva/consapevole
In Germania, Austria e Svizzera le scuole sono solitamente co-educative. Anche i centri giovanili sono fondamentalmente ambienti misti dal punto di vista del genere – sebbene spesso frequentati molto più da ragazzi. In contesti co-educativi la pedagogia di genere punta a utilizzare una comunicazione paritaria, non discriminatoria, non gerarchica e a far coesistere i generi. E mira altresì a chiarire che abilità e talento non sono collegati al genere. Questa impostazione pedagogica di genere è chiamata co-educazione riflessiva/consapevole. I pedagogisti devono essere molto consapevoli delle gerarchie sociali basate sul genere, dei processi di socializzazione orientati dal genere, delle dinamiche di genere nei gruppi. Devono fare una auto-analisi e devono essere consapevoli della loro stessa socializzazione orientata dal genere e dei propri stereotipi di genere. Tale consapevolezza è una premessa per guidare e accompagnare la creazione di un’accettazione del genere e della parità; per render capaci gli allievi di tutti i sessi di sperimentare ed esprimere le proprie esperienze, i propri talenti, preferenze, speranze, piani; per creare strutture e processi dove i giovani sperimentino che la parità di genere è un vantaggio per tutti i sessi. La coeducazione riflessiva è da intendersi come concetto multidimensionale, come un’impostazione altamente ambiziosa e ardua per gli educatori, e per la quale gli insegnanti di solito non vengono formati.

Cross Work
Con “Cross Work” (questo è il termine inglese usato in Germania per indicare questo approccio) ci si riferisce alla situazione in cui insegnanti e operatrici per l’infanzia svolgono lavori sensibili sotto il profilo di genere con i ragazzi e insegnanti e operatori per l’infanzia uomini con le ragazze. Negli asili di infanzia, ad esempio, l’insegnante donna scava buche con i ragazzi e partecipa a giochi che implichino l’uso della forza, mentre gli insegnanti maschi si occupano di assistere e consolare. Il Cross Work può essere applicato nei centri giovanili e nelle scuole, ad esempio, quando un esperto maschio risponde alle domande di un gruppo di femmine durante un workshop sull’educazione sessuale o vice versa un’esperta femmina risponde ad un gruppo di ragazzi. I lavoratori incrociati devono essere particolarmente consapevoli, sensibili e preparati al fatto che le educatrici sono collocate in una gerarchia contradditoria con i ragazzi (come donne da una parte, come professioniste, educatrici e persone più grandi dall’altra). Allo stesso tempo gli educatori maschi affiancati alle ragazze sono collocati in una gerarchia multipla (come uomini, professionisti, educatori, persone più grandi). Una concezione di lavoro accuratamente sviluppato e la stretta cooperazione tra colleghi maschi e colleghe femmine sono la premessa per il Lavoro incrociato.

Queer pedagogy.
La pedagogia queer nel lavoro coi giovani è usata per incoraggiare e sostenere giovani gay, lesbiche, bisessuali, inter e transgender. Il punto di partenza per questa disciplina è la critica alla divisione bipolare del mondo. Essa punta altresì a rendere consapevoli di e a riconoscere le molteplici differenze e i molteplici modi di vivere la sessualità come stili di vita. La pedagogia queer è stata elaborata in particolare nell’ultima decade. Diverse istituzioni e organizzazioni sono state create e lavorano attualmente in questo contesto. Ma anche nel lavoro coi giovani più convenzionale i giovani LGBT sono più visibili. Questo tipo di lavoro punta a offrire un ambiente protetto e creare accettazione per tutti i generi.
Un obiettivo essenziale della pedagogia di genere è la liberazione dalle costrizioni degli stereotipi di genere e dalle definizioni bipolarizzate di sesso. A livello individuale la pedagogia di genere sta fornendo spazi liberi per sperimentare e riflettere al fine di scoprire che non c’è giusto o sbagliato riguardo al modo in cui bambini e ragazzi vivono, percepiscono esprimono la loro sessualità e riguardo allo stile di vita che vogliono vivere.
Al livello di società la pedagogia di genere contribuisce a creare parità di genere, pari opportunità e un ambiente sicuro per tutti i generi.
Esperti di pedagogia di genere come Claudia Wallner, Michael Drogand-Strud, Marcel Franke, Mart Busche etc. hanno concepito il modello della pedagogia di genere. Gli approcci descritti sono anche qualificati a definire il lavoro coi bambini alla scuola d’infanzia e alla scuola primaria.
I pedagogisti in ogni caso devono essere consapevoli dei limiti e delle potenzialità degli approcci e dovrebbero scegliere con attenzione quale approccio scegliere a seconda della situazione.  Il Mädchenarbeit e lo Jungenarbeit rielaborano il genere al momento di accesso ad un’impostazione, ma non durante il lavoro in gruppi omogenei. La coeducazione riflessiva non rielabora il genere all’ingresso, ma durante il lavoro in cui possono entrare in gioco differenze tra i generi, il Cross Work mette in rilievo differenze di genere sia all’ingresso sia durante il lavoro.

Claudia Wallner visualizza il modello della pedagogia di genere con le sue 5 colonne, Io ho aggiunto quella della pedagogia queer.




*   Assistenza, consulenza e terapia svolta con ragazze, volta a affrontare tematiche di genere rilevanti.

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